WERKBESCHREIBUNG
“Ihre Bilder sind mehr Vorschläge als Erzählungen, sie sind chromatische Einladungen, in ihren Blick zu treten. Eine Welt aus Gittern, Zäunen und Netzen, die den Himmel und die Hintergründe weicher Farben verbergen, auf der Suche nach dem Unausgesprochenen, nach dem, was hinter dem Bild, hinter der Hülle, hinter dem Aussehen liegt. “ Francesca Fattinger 
Ich möchte mit den Bildern nichts erzählen, trotzdem haben sie ein gewisses Motiv. Ein Screenshot aus einem Nachrichtenjournal dient als Grundlage für die Malereien. Der Screenschot ist wie eine unvollständige Momentaufnahme, so wie es auch jede Erinnerung ist und trotzdem erzählt er noch etwas. Im Prozess des Malens geht diese Geschichte verloren. Übrig bleibt in den Bildern nur die Hülle, die Verpackung oder Struktur der ursprünglichen Erzählung. Diese Malereien zeigen ein luftleerer Raum. Kein Schatten, der den Sonnenstand anzeigt, keine Perspektive, die auf einen Ort suggeriert. Nichts verweist mehr auf den Ursprung, außer der Titel. Er verrät an welchem Tag und zu welcher Zeit ich den Screenshot auf meinem Laptop gespeichert habe. Ich arbeite mit Lösungsmittel, verdünnt mit wenig Farbe. Es ist kein ein additives Arbeiten, sondern ein abtragendes. Zuerst wird das Bild gefärbt, dann die Farbe ausgelöscht und mit Terpentin ausradiert. Bis die Farbe verstummt. 
Ich male monochrom und in Blau. Blau, in allen möglichen Facetten und Nuancen. 
Mich interessieren Strukturen, konstruierte Ordnungen. Zäune, Netze und Raster. Allgegenwärtig in den Medien. Sie grenzen etwas ein oder aus und verweisen auf das ersehnte Dahinter. Ein Nebel, Wolken, ein klarer Himmel. Ich zeige ihn, aber nicht ganz. Ich deute nur an, was Dahinter sein könnte. Das Raster verwehrt den totalen Blick. Man erahnt etwas, man entdeckt etwas und im selben Moment verschwindet und entgleitet es auch wieder.
Ich suche in den Malereien nach etwas scheinbar Geordnetem, und Strukturiertem.
Zu Beginn des Studiums an der Kunstakademie Karlsruhe lag mein Interesse in der Abbildung von Menschen. Meinen Großeltern und Fremden. Ihren Gesichtern und Emotionen. Bis sich immer deutlicher zeigte, dass die eigentliche Neugier in den Spuren auf ihren Gesichtern, den Falten und Narben liegt. Die Oberfläche der Haut, die sich bei genauem Beobachten verfremdet. Über die Methode der Reduktion, fing ich an, in Bildern alles Überflüssige zu eliminieren, die Farbe mit viel Terpentin auszulöschen, bis nur noch Spuren, Narben oder das Grundgerüst einer Geschichte übrig blieben. Mich interessiert das scheinbar Einfache, Geordnete und Klare. Mich interessiert die Flächigkeit und Monochromie, die Wiederholung immergleicher Formen. 
Die Malerei war mir immer schon vertrauter als meine Muttersprache. Es fällt mir leichter mich durch das Spektrum der Farben als durch gesprochene Buchstaben auszudrücken.

TESTO ESPLICATIVO
“I suoi dipinti sono suggerimenti più che narrazioni, sono inviti cromatici per entrare nel suo sguardo. Un mondo fatto di griglie, di recinzioni e di reti che nascondono cieli e sfondi dai colori tenui, alla ricerca del non detto, di ciò che si nasconde dietro l’immagine, dietro il guscio, dietro l’apparenza. “ Francesca Fattinger
Non voglio raccontare niente con le mie immagini, ma hanno un motivo alla loro base. Uno screenshot da un giornale di notizie funge da base per questi dipinti. Lo screenschot è come un’istantanea incompleta, così come lo è ogni memoria e tuttavia ci dice qualcos’altro. Nel processo della pittura, questa storia viene a perdersi. Ciò che rimane nelle immagini è solo il guscio, la confezione o la struttura della narrativa originale. Questi dipinti mostrano un vuoto. Nessuna ombra che indica la posizione del sole, nessuna prospettiva che suggerisce un luogo. Nulla indica l’origine, tranne il titolo, che rivela in quale giorno e a che ora ho salvato lo screenshot sul mio computer. Lavoro con solvente diluito e con poco colore. Non è un lavoro additivo, ma riduttivo e abrasivo. Prima viene posta la tinta, poi il colore si spegne e si cancella con la trementina. Fino a quando il colore si ferma. Dipingo dipinti monocromi e in blu, in tutte le sue possibili sfaccettature e sfumature.
Sono interessata alle strutture, agli ordini costruiti. Recinzioni, reti e griglie, onnipresenti nei media. Confinano con o in qualcosa e si riferiscono a ciò che si nasconde dietro. Una nebbia, nuvole, un cielo limpido. Li faccio vedere, ma non del tutto. Sto solo suggerendo cosa potrebbe esserci dietro. La griglia nega la vista totale. Si sospetta qualcosa, si scopre qualcosa e nello stesso momento quel qualcosa scompare e scivola via di nuovo. Nei mie dipinti cerco di mostrare qualcosa di apparentemente ordinato e strutturato. 
All’inizio dei miei studi presso la Kunstakademie di Karlsruhe, il mio interesse consisteva nella descrizione delle persone. I miei nonni e gli sconosciuti. I loro volti e le loro emozioni. Fino a quando non è diventato sempre più chiaro che la mia vera curiosità stava nelle tracce sui loro volti, rughe e cicatrici. La superficie della pelle che pian piano si allontanava dall’osservazione ravvicinata. Usando il metodo della riduzione, ho iniziato a eliminare tutto ciò che era superfluo nelle immagini, a ridurre il colore con molta trementina, lasciando solo tracce, cicatrici o lo scheletro di una storia. Sono interessata all’apparente semplicità, all’ordine e alla chiarezza, così come alla piattezza, alla monocromia e alla ripetizione delle stesse forme. Sono interessata alle strutture, agli ordini costruiti. Recinzioni, reti e griglie, onnipresenti nei media. Confinano con o in qualcosa e si riferiscono a ciò che si nasconde dietro. Una nebbia, nuvole, un cielo limpido. Li faccio vedere, ma non del tutto. Sto solo suggerendo cosa potrebbe esserci dietro. La griglia nega la vista totale. Si sospetta qualcosa, si scopre qualcosa e nello stesso momento quel qualcosa scompare e scivola via di nuovo.
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