Ihre Bilder sind mehr Vorschläge als Erzählungen, sie sind chromatische Einladungen, in ihren Blick zu treten. Eine Welt aus Gittern, Zäunen und Netzen, die den Himmel und die Hintergründe weicher Farben verbergen, auf der Suche nach dem Unausgesprochenen, nach dem, was hinter dem Bild, hinter der Hülle, hinter dem Aussehen liegt. “ Francesca Fattinger 
Meine Arbeiten formulieren sich aus der Auflösung heraus. Einmal diejenige Auflösung, welche Prozesse und Formen diffundieren lässt. Sie auseinandernimmt und im Schwebezustand des Ungefähren bewahren will – bevor sie in eine neue Form oder einen neuen Zustand übergehen. Und Zweitens die Auflösung, welche das scheinbare Gegenteil betrifft, den Schärfegrad. Diese beiden Verfahren der Auflösung durchdringen meine malerische Forschung.
 1.  Die Wiederholung: In meinen Bildern ist eine ständige Wiederholung immer gleicher Formen zu finden. Die Wiederholung desselben löst dessen Konsistenz auf. Dadurch werden die Formen nicht unbrauchbar, vielmehr verschiebt sich die Konzentration auf das Tun, auf das Material, auf die Linie, auf die Farbe.Dieses Moment der Repetition ist dem religiösen Moment der Meditation verwandt (Mantra / Rosenkranz / Gebet). Als Relikte einer Spiegelwelt, stellen sie für mich eine Praxis dar, die ich versuche in die Kunst zu übertragen. So wird der Prozess des Malens der meditativen Praxis sehr ähnlich. Damit strebe ich nicht an eine religiöse Kunst auszuüben. Eher soll das Phänomen der geistigen Übung auf seine Wirkung im Umgang mit Bildern hin untersucht werden.
2. Stille: Einer lauten Welt antworte ich nicht mit noch lauteren Bildern, sondern versuche aufzuräumen, aufzulösen und alles Überflüssige zu eliminieren. Die Farbe verblasst, indem ich sie mit Terpentin und Tüchern auslösche, bis sie verstummt und nur noch ein Schatten ihrer selbst bleibt. Der Protess ist also subtraktiv, ich nehme etwas weg, um klarer zu sehen. Denn die Leere ist nicht das Ende der Auflösung, sondern ihr produktiver Zustand: das Einatmen vor dem Schrei.
3. Raster: Die Ästhetik, aber auch die Bedeutung von Raster versuche ich in den Gemälden zu erforschen. Hochaufgelöste Linien, die das was hinter ihnen liegt wiederum zerschneiden und aufteilen. Sie verwehren den absoluten Blick auf etwas, sie schränken die Sicht ein. Sie deuten an, aber zeigen nie alles. Man ist z.B. dazu geneigt vor Zäunen zu stehen, um zu schauen was dahinter liegt. Ein Raster zu sehen, heißt immer auf feine Linien zu blicken und gleichzeitig auf den Raum zwischen den Linien, wie in Albertis velum. Ein Raster ordnet, einmal das was dahinter liegt und zum anderen ist es durch sich selbst bereits Ordnung,
4. Drucke: Die Technologie steht für die hohe, die höchste Auflösung. Ultra präzise Maschinen, welche nicht nur exakte Umrisse ziehen, sondern ebenfalls Höhenunterschiede mit Perfektion eingraben.Ich gehe von etwas Organischem aus, einer Haarspitze, einem Stück Stoff oder einer Tannennadel, scanne dieses und entfremde es am Computer, um es dann durch diverse Drucktechniken (Lasercut / Tintenstrahdruck/ Offsetprint) wieder zu Papier zu bringen. Dabei versuche ich mit transparentem Material zu arbeiten und mehrere Schichten (Layer) übereinander zu legen. Die Transparenz fordert die Maschine heraus und die Schichten (Layer) fördern ihr Denken zu Tage. Die Form wird dort nie als Ganzes erzeugt, gesehen oder antizipiert, sie wird Schicht für Schicht entfremdet.


TESTO ESPLICATIVO
“I suoi dipinti sono suggerimenti più che narrazioni, sono inviti cromatici per entrare nel suo sguardo. Un mondo fatto di griglie, di recinzioni e di reti che nascondono cieli e sfondi dai colori tenui, alla ricerca del non detto, di ciò che si nasconde dietro l’immagine, dietro il guscio, dietro l’apparenza. “ Francesca Fattinger
Non voglio raccontare niente con le mie immagini, ma hanno un motivo alla loro base. Uno screenshot da un giornale di notizie funge da base per questi dipinti. Lo screenschot è come un’istantanea incompleta, così come lo è ogni memoria e tuttavia ci dice qualcos’altro. Nel processo della pittura, questa storia viene a perdersi. Ciò che rimane nelle immagini è solo il guscio, la confezione o la struttura della narrativa originale. Questi dipinti mostrano un vuoto. Nessuna ombra che indica la posizione del sole, nessuna prospettiva che suggerisce un luogo. Nulla indica l’origine, tranne il titolo, che rivela in quale giorno e a che ora ho salvato lo screenshot sul mio computer. Lavoro con solvente diluito e con poco colore. Non è un lavoro additivo, ma riduttivo e abrasivo. Prima viene posta la tinta, poi il colore si spegne e si cancella con la trementina. Fino a quando il colore si ferma. Dipingo dipinti monocromi e in blu, in tutte le sue possibili sfaccettature e sfumature.
Sono interessata alle strutture, agli ordini costruiti. Recinzioni, reti e griglie, onnipresenti nei media. Confinano con o in qualcosa e si riferiscono a ciò che si nasconde dietro. Una nebbia, nuvole, un cielo limpido. Li faccio vedere, ma non del tutto. Sto solo suggerendo cosa potrebbe esserci dietro. La griglia nega la vista totale. Si sospetta qualcosa, si scopre qualcosa e nello stesso momento quel qualcosa scompare e scivola via di nuovo. Nei mie dipinti cerco di mostrare qualcosa di apparentemente ordinato e strutturato. 
All’inizio dei miei studi presso la Kunstakademie di Karlsruhe, il mio interesse consisteva nella descrizione delle persone. I miei nonni e gli sconosciuti. I loro volti e le loro emozioni. Fino a quando non è diventato sempre più chiaro che la mia vera curiosità stava nelle tracce sui loro volti, rughe e cicatrici. La superficie della pelle che pian piano si allontanava dall’osservazione ravvicinata. Usando il metodo della riduzione, ho iniziato a eliminare tutto ciò che era superfluo nelle immagini, a ridurre il colore con molta trementina, lasciando solo tracce, cicatrici o lo scheletro di una storia. Sono interessata all’apparente semplicità, all’ordine e alla chiarezza, così come alla piattezza, alla monocromia e alla ripetizione delle stesse forme. Sono interessata alle strutture, agli ordini costruiti. Recinzioni, reti e griglie, onnipresenti nei media. Confinano con o in qualcosa e si riferiscono a ciò che si nasconde dietro. Una nebbia, nuvole, un cielo limpido. Li faccio vedere, ma non del tutto. Sto solo suggerendo cosa potrebbe esserci dietro. La griglia nega la vista totale. Si sospetta qualcosa, si scopre qualcosa e nello stesso momento quel qualcosa scompare e scivola via di nuovo.
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